Benvenuto, Ospite
Nome utente: Password: Ricordami

ARGOMENTO: La politica oggi, l'uomo di domani

La politica oggi, l'uomo di domani 4 Anni 3 Mesi fa #1105

  • Marco Cerani
  • Avatar di Marco Cerani
La politica oggi, l'uomo di domani
Ciò che la gente troppo spesso dimentica è il significato della parola politica. Tornando alle origini etimologiche, la politica è la scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica. Non solo, ma dal latino e poi dal greco il significato è ancora più personale in quanto la parola è radicata nel valore di “cittadino”. Spezzate le strutture dei partiti, come li avevamo conosciuti negli anni settanta, si è insinuato all'interno dei palazzi e nella mente dei cittadini la madre di tutti i mali: la confusione. Tale situazione ha portato a un individualismo, con una connotazione aggressiva, dettato dall'esigenza di ricostruire, ciascuno a modo proprio, ciò che era stato sradicato. La baraonda dell'ultimo decennio ha inesorabilmente allontanato il popolo dalla vita politica; popolo dimentico del valore intrinseco della parola stessa. Nei cambiamenti delle strutture di palazzo, i cittadini stessi, inconsapevolmente hanno spianato la strada a tutti coloro che della situazione volevano trarne del profitto. Oggi si ode in modo ridondante: «Io non me ne intendo di politica... A me non interessa... Sono tutti uguali». Mi si permetta di dissentire sulla generalizzazione indiscriminata. Ho sempre sostenuto che ciascun uomo è unico e irripetibile, ha un nome, una dignità. Ciascuno privilegia di diritti e compensa tale stato impegnandosi nei doveri e assumendosi la responsabilità delle proprie azioni. Questo è l'uomo che vorremmo essere e la proiezione di tale auspicabile in politica. È da tempo in atto il soperchiamento dello stato di diritto, l'abuso, per altro stravolto, del significato di pari opportunità, e l'insolenza di chi si permette ancora di usare in malafede l'idea di ceto sociale per il proprio tornaconto. È in atto da anni “la guerra dei poveri”, combattuta in silenzio, un silenzio che vale più di mille parole, un silenzio che trapassa queste due righe, un silenzio che si fa rassegnazione, sconforto e diviene croce. Serpeggia tra le strade il chiacchiericcio che resta tale per la paura, spesso ragionevole, di coloro che intimiditi da falsi predicatori hanno il timore di perdere le due mosche che stringono nel palmo della mano. Prevale la feroce figura di colui che con dispotismo, irriverenza e sarcasmo pensa di essere sempre un gradino al di sopra degli altri, coloro che servi e asserviti dalla logica del clientelismo si arrogano il diritto di giudicare, di puntare il dito, di disconoscere. Chiacchiere a badilate, e poi chiacchiere, e mentre ogni luogo, cosa e persona restano imbrigliati nell'immobilità il tempo scorre inconsapevole, poiché astratto, allontanando la parola futuro. Ma il tempo è astrazione per sé stesso e non per chi nel tempo, in questo tempo deve fare i conti con la recessione schiacciante e con una parte di sistema che ne sta traendo beneficio. Il tempo delle parole deve, ed è imperativo, finire per dare finalmente spazio alla concretezza, al verbo agire.
Ultima modifica: 4 Anni 1 Mese fa da Marco Cerani.
L\'Amministratore ha disattivato l\'accesso in scrittura al pubblico.